Chiroterapia - Come funziona e cosa cura

La Chiropratica è una terapia che mira al riassestamento delle ossa della colonna vertebrale e del bacino tramite una manipolazione energetica.

 

Le domande chiave più frequenti che tutti sempre si pongono e che pongono al manipolatore vertebrale sia i pazienti che i colleghi sono:

 

Che tipo di lesione si cura dal momento che la radiografia è negativa?

Come funziona il trattamento manipolativo?

Perché utilizzare questa tecnica invece di altre?

Quali sono i reali vantaggi rispetto a un trattamento farmacologico?

Quali sono i vantaggi rispetto ad altre tecniche come il massaggio o ad altre tecniche alternative?

La lesione vertebrale che si cura con la chiroterapia e che si definisce lesione vertebrale funzionale benigna è dovuta a delle microlussazioni che si formano nelle articolazioni vertebrali cronicamente (anche nel corso di anni) o acutamente a causa di:

 

carichi biomeccanici diretti (uno sforzo improvviso)

microtraumatismi ripetuti (con lesioni di tipo osteoartrosico)

posture post-traumatiche

posture scorrette mantenute per lunghi periodi

alterazioni osteoarticolari primitive

malattie infiammatorie croniche

altre cause

Tutte queste alterazioni osteoarticolari hanno in comune una modificazione del normale funzionamento della vertebra. È vero che la vertebra si può spostare di pochi millimetri (oltre si verifica una lesione rilevante da un punto di vista anatomico), e anche la possibilità di torsione è limitata, ma è anche vero che le varie componenti dell'unità morfofunzionale vertebrale o segmento mobile (le due vertebre, il disco e il tessuto nervoso di competenza) sono strutture forti, ma contemporaneamente fragili a causa delle delicate strutture che proteggono, e al contempo (oltre alle radici nervose del midollo spinale e al midollo spinale stesso) le strutture vertebrali sono riccamente innervate da fibre nocicettrici.

 

Tale ricchezza di tessuto nervoso che ho descritto nei capitoli precedenti rende evidente che anche una piccola alterazione infiammatoria ha modo di dare segno di sé quando si verifica nel punto giusto.

 

La lesione vertebrale benigna o microlussazione è dovuta a tutti quei vettori di forza che lentamente e inesorabilmente modificano la posizione della vertebra, anche una piccola rotazione o torsione o spostamento in avanti di una vertebra con il passare degli anni provoca delle lesioni vertebrali, che sono sì di piccola entità, ma nondimeno in questa struttura riccamente innervata, scarsamente elastica - soprattutto in seguito alla normale senescenza, che comincia a partire dalla seconda decade di vita -, può provocare delle alterazioni che con il tempo diventeranno infiammatorie, e poi ischemiche.

 

La microlussazione è visibile anche dalla radiografia: se lesioni maggiori spesso non ve ne sono e per questo il radiologo dà un referto giustamente negativo, sono spesso osservabili tante piccole alterazioni della colonna, dovute a singole vertebre che si sono spostate.

 

Quando le vertebre affette da microlussazioni non sono sotto carico biomeccanico, tipicamente non provocano alcun disturbo, ma quando si porta un peso o si compie uno sforzo fisco, e soprattutto quando vi è uno stato infiammatorio, possono dare segno di sé, in maniera anche molto evidente con il dolore. Ciò è molto importante per riconoscere con sicurezza il paziente manipolabile, perché a riposo, e soprattutto di notte, non dovrà avere dolore.

 

Queste piccole lesioni con il tempo si sommeranno, aumenteranno di numero e si aggraveranno generando tutte le alterazioni della colonna già descritte nei precedenti capitoli e di cui tratteremo in quelli che seguiranno, come l'osteoartrosi, gli osteofiti ecc., fino a poter generare un'ernia discale, una spondilolistesi o una frattura vertebrale spontanea. A tale quadro si deve aggiunge un contemporaneo lento e inesorabile peggioramento della funzione articolare, che alla fine precipita quando non compensa più le alterazioni. Infatti se inizialmente i legamenti si possono avvicinare, torcere, accorciare in modo silente, successivamente questo rimaneggiamento diventa sempre più limitato fino a cedere completamente congelando il quadro anatomico che si è formato.

 

Il primo segno che viene prodotto da queste microlussazioni è la riduzione della già limitata mobilità vertebrale; probabilmente anche per tale motivo tendiamo a non prestare molta attenzione quando si riduce l'escursione articolare vertebrale. Quante persone completamente asintomatiche durante la visita, se ruotano il busto in un senso sono libere, nell'altro hanno un blocco, oppure riferiscono che quando parcheggiano l'auto in retromarcia e devono girare il collo non riescono a farlo liberamente, ma devono accompagnare il movimento con la rotazione del busto; tali lesioni a lungo tempo restano asintomatiche o paucisintomatiche (provocano piccoli disturbi), per poi un giorno esplodere in una sindrome anche molto dolorosa, magari accompagnata da alterazioni neurologiche. E ancora quanti pazienti che giungono per un trattamento antalgico riferiscono che in realtà quel certo dolore era rimasto lieve, o comunque sopportabile per lunghissimi periodi, e poi improvvisamente, dopo uno sforzo, era ricomparso molto più forte.

 

Sicuramente alla base di tutte le lesioni vertebrali minori vi è una componente infiammatoria, e la prova ne è che da sempre il trattamento di base è realizzato con antinfiammatori, che agiscono sia per analgesia diretta che per riduzione dell'infiammazione provocata dalla lesione vertebrale.

 

Un'altra dimostrazione che la lesione vertebrale benigna è dovuta a delle microlussazioni è il fatto che quando si esercita una certa pressione sulla vertebra malata si provoca dolore, ossia accentuando la microlussazione si evoca dolore nel paziente. Il dolore ovviamente va distinto da quello provocato dalla semplice digitopressione sulla cute, e va eseguito per tale motivo con determinazione, ma con dolcezza. Questo tipo di esame clinico difficilmente dà indicazioni sbagliate, perché tipicamente riproduce e accentua il dolore che il paziente riferisce nell'area interessata.

 

Il dolore vertebrale può essere evocato anche con l'esame del pinza-mento-rotolamento che provoca dermatoalgia, descritto per la prima volta da Maigne: si prende la pelle e la si rotola delicatamente come se fosse una sigaretta, e se vi è una lesione di origine vertebrale si evocherà un dolore veramente insopportabile che ha la caratteristica di un bruciore intenso perché si tratta di un dolore di origine neurologica. Il paziente lo riconosce immediatamente perché ha caratteristiche veramente peculiari.

 

Il meccanismo di tale segno non è stato ancora chiarito. Vi sono numerose teorie e spiegazioni, che a tutt'oggi non chiariscono affatto nei particolari l'origine di tale dolore; tuttavia molto probabilmente è dovuto a un meccanismo di feed-back, ossia si provoca un impulso a livello vertebrale, che evidentemente libera la scarica di qualche gruppo di neuroni del gruppo delle fibre dolorifiche provocando la fastidiosa sensazione. Secondo altri Autori, alla base del meccanismo fisio-patologico vi sarebbe un'associazione neurofisiologica di origine embrionale che provoca tale dolore riflesso in zone altrimenti silenti. È comunque incontrovertibile il dato empirico che se un paziente durante la visita pre-manipolativa per esempio presenta dolore al pinzamento-rotolamento a livello delle spalle, dovuto a una lesione cervicale benigna, e si manipola con successo il collo, si verifica puntualmente la scomparsa di tale dolore, oppure se il paziente presenta dolore al pinzamento-rotolamento a livello del ginocchio, dovuto a un problema lombare, questo scompare se eseguo una manipolazione a livello delle vertebre lombari superiori. Si tratta di dati che appartengono alla pratica clinica di tutti i giorni.

 

Un altro concetto di grande interesse cui invece viene data scarsa importanza è il fattore muscolare nella generazione del dolore vertebrale, sotto due punti di vista: in primo luogo, la lesione vertebrale non va vista come un unicum, ossia ho un lesione in quel punto, curo quella vertebra e basta. La colonna vertebrale è un meccanismo complesso e per molti aspetti sconosciuto, composto da un insieme di unità che si sostengono fra loro e funzionano insieme, non si può quindi cercare di curarne solo un pezzettino. È necessario valutare sempre la colonna in toto, valutandone tutti gli aspetti nella globalità, in primo luogo con una visita completa del rachide, poi da un punto di vista biomeccanico, e infine neurologico. Non capita raramente che a un paziente scompaia la prima lesione per cui era venuto in cerca di un trattamento, e durante la visita successiva riferisca che c'è altrove un'altra lesione perché la prima risolta "nascondeva" la seconda. In secondo luogo, è bene valutare attentamente il paziente e saperlo ascoltare sul piano psicologico. Vi sono pazienti che accentuano il proprio problema e che non sono mai contenti del trattamento, e inconsciamente si è portati a forzare la manipolazione, un atteggiamento che genera solo un aumento del rischio di lesioni, e non sono neppure da sottovalutare certe pazienti che apparentemente presentano un'iperpatia di origine vertebrale e che poi, a un'analisi accurata, ci si accorge essere affette da fibromialgia e qualsiasi trattamento è sostanzialmente inutile.

 

La valutazione anamnestica è sempre fondamentale nella clinica medica, tanto più nella pratica della chiroterapia, non solo per non provocare lesioni al paziente - ricordiamo sempre che uno dei principi fondamentali della medicina è primum non nocere -, ma anche perché il problema può avere tutt'altra origine - pensiamo a quei pazienti che giungono a una visita per cefalea, e semplicemente non sanno di avere un'ipertensione essenziale e hanno un rialzo pressorio in atto.

 

Oltre alla colonna vertebrale è necessaria una valutazione accurata dei suoi muscoli che possono dare delle indicazioni molto utili, soprattutto quando il paziente non è conscio di queste ipercontratture dolorose che spesso hanno origine da disfunzioni vertebrali e che vanno a costituire dei punti trigger, ossia dei punti grilletto molto utili da un punto di vista diagnostico.

 

Vi sono infatti diversi piccoli muscoli che a una palpazione superficiale non danno alcun segno di sé, ma a una valutazione più precisa e profonda, da eseguire sempre con delicatezza, possono dimostrarsi anche molto dolenti. In genere hanno le dimensioni e la consistenza di una piccola oliva, ricoperti dallo strato cutaneo più morbido, ma alla palpazione profonda sono consistenti per lo spasmo muscolare.

 

Tale reperto è ben distinguibile sia perché in genere ha un'area di demarcazione ben precisa, dal momento che il muscolo è contratto e quindi ben delimitato, sia perché la sua palpazione anche delicata evoca dolore acuto. Inoltre, questa piccola lesione tipicamente scompare immediatamente quando la manipolazione ha avuto successo.

 

I muscoli possono anche essere contratti in toto e provocare dolori più importanti perché corrispondono a un'area più vasta. Ed essendo più grandi e più vasti topograficamente, possono provocare alterazioni in regioni anatomiche distanti, sia perché s'inseriscono direttamente su di esse, sia perché coinvolgono altri muscoli, sia perché alterano più movimenti e impongono posture scorrette.

 

Un caso paradigmatico è quello del muscolo elevatore della scapola, non di rado infatti capita di trattare pazienti che hanno dolore al collo, riferiscono disturbi anche alla spalla, e la valutazione clinica del rachide cervicale e toracico è negativa, ma si reperta uno spasmo dell'elevatore della scapola. In tal caso la manipolazione provoca non solo il rilascio dell'elevatore della scapola, ma anche quello dei muscoli circostanti, e quasi sempre in modo improvviso cessa completamente il dolore al collo e all'arto.